Esplode agli Internazionali di Roma la querelle sui guadagni dei tennisti.
Oggetto del contendere i guadagni giudicati troppo bassi rispetto ai fatturati dei quattro tornei del Gran Slam.
La battaglia condotta in prima persona delle più grandi stelle del tennis mondiale e volta non alla loro tutela quanto a quella dei tennisti di seconda fascia a partire da quelli che vanno dalla 50esima posizione in giù.
La situazione?
Per Sinner & Co. esiste una forte disparità tra l’enorme crescita dei fatturati e la percentuale destinata ai montepremi degli atleti visto che gli Slam riservano agli atleti complessivamente una percentuale compresa tra il 13 e il 16% dei ricavi complessivi.
Questo al contrario dei tornei del circuito ATP/WTA (come gli stessi Internazionali di Roma), che arrivano a coprire circa il 20-25% tramite prize money e sistemi di profit-sharing.
Cosa chiedono?
Gli atleti non pretendono una divisione a metà (50%) dei ricavi, ma spingono per il superamento di una soglia minima (fissata idealmente attorno al 22%) come forma di rispetto per il valore che generano, tenuto conto che un tennista medio medio-basso deve autofinanziare trasferte, alloggi, staff tecnico e spese mediche.
La posizione dei big
In questa battaglia la linea e la posizione dei giocatori la stanno dettando Sinner e Djokovic, che hanno affermato “Siamo stati zitti per troppo tempo, ora è giusto parlare. Senza di noi il torneo non c’è, chiediamo rispetto”.
Lo scenario futuro
Un muro contro muro non converrebbe a nessuno e allora restano sul campo alcune possibili soluzioni:
– Per evitare danni milionari, i direttori dei quattro del Grand Slam (Roland Garros, Wimbledon, US Open e Australian Open) potrebbero aprire a tavoli di diretti concertazione con i rappresentanti dei giocatori.
– Possibile Aumento graduale dei prize money con gli Slam che potrebbero ritoccare la percentuale di ridistribuzione, portandola gradualmente dall’attuale 13-16% verso una soglia di compromesso (intorno al 18-20%).
– Maggiore Focus sui primi turni, con i fondi aggiuntivi stanziati strategicamente per aumentare i compensi di chi viene eliminato nelle qualificazioni o al primo turno, così da disinnescare la protesta della base dei tennisti meno ricchi. Ma su questa possibulità sorge il dubbio: potrà bastare?
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